Dove deve avere casa la nautica pugliese? La domanda torna ogni volta che si avvicina il Salone Nautico di Puglia. Quest’anno ha trovato una risposta nelle parole del presidente della Regione. Merita però una riflessione più larga perchè il tema non è solo geografico e riguarda il modo in cui una regione con 900 chilometri di costa decide di raccontarsi ai mercati internazionali.

La risposta di Decaro

Venerdì 9 ottobre nella sala Di Jeso della Presidenza della Regione a Bari è stata presentata la 22ª edizione dello SNIM. Il Salone si terrà a Brindisi dal 22 al 26 ottobre al porto turistico Marina di Brindisi. Al tavolo c’erano il presidente Antonio Decaro e gli assessori Eugenio Di Sciascio e Sebastiano Leo. Con loro il presidente dello SNIM Giuseppe Meo, quello del Distretto della Nautica di Puglia Giuseppe Danese e il presidente di Marina di Brindisi Claudio Gorelli.

Sul tema della sede Decaro è stato netto: “Il Salone Nautico è Brindisi e Brindisi è il Salone Nautico”. Una frase che va letta per quello che è: il riconoscimento di un lavoro lungo oltre vent’anni di edizioni.

Brindisi ha le carte in regola

I numeri dell’edizione 2026 spiegano perché la scelta sia solida. Sono attesi circa 180 espositori e oltre 300 imbarcazioni su 20.000 metri quadrati di piazzali e banchine. Il programma tocca formazione, innovazione e istituzioni. C’è un Villaggio della Formazione con laboratori di scuole, ITS e Università del Salento. C’è un hackathon che coinvolge oltre 80 studenti e c’è il primo Forum delle imprese nautiche del Mezzogiorno, il 23 ottobre, con Puglia, Campania, Calabria, Basilicata, Sicilia e Confindustria Nautica. Il 26 ottobre si aprirà il primo tavolo istituzionale per la portualità turistica pugliese.

Il contesto economico è altrettanto chiaro: secondo i dati presentati il Mezzogiorno genera il 34,2% del valore aggiunto diretto nazionale della nautica. La blue economy pesa il 5,2% del valore aggiunto regionale e il 5,6% dell’occupazione. C’è anche un punto debole. Solo il 29,7% delle imprese pugliesi del settore ha adottato strumenti avanzati di digitalizzazione contro il 45% della media nazionale (XIV Rapporto sull’Economia del Mare 2026). Segnali che dicono quanto lavoro resti da fare.

Sul fronte commerciale il quadro è incoraggiante perchè al Cannes Yachting Festival 2026 sette aziende pugliesi hanno firmato contratti per 21 posti barca annuali. Lo SNIM è stato presentato anche a Montecitorio: la vetrina nazionale esiste già.

La nostra posizione

Riconoscere a Brindisi il ruolo di casa dello SNIM non significa chiudere la porta ad altro. Non ci sarebbe nulla di male, infatti, ad allargare il Salone con qualche iniziativa anche a Bari e a Taranto. Brindisi resterebbe il cuore dell’evento ma attorno si potrebbero costruire appuntamenti diffusi.

Le ragioni sono tre.

La prima riguarda i buyer. Chi arriva da fuori regione per acquistare imbarcazioni o servizi cerca un’offerta ampia. Un percorso che unisca più porti e più territori racconta meglio la Puglia dei 69 approdi e delle filiere diverse: la cantieristica, la logistica, l’artigianato del legno e l’accoglienza turistica. Il matchmaking tra imprese e operatori esiste già. Potrebbe viaggiare tra le tre città con visite e incontri mirati.

La seconda riguarda la risonanza mediatica. Un evento che tocca più città moltiplica occasioni di racconto per stampa, televisioni e canali social. Il presidente Meo parla di fare di Brindisi, della Puglia e del Mezzogiorno una piattaforma strategica della nautica nel Mediterraneo. Per un obiettivo simile la visibilità conta quanto i metri quadrati.

La terza riguarda le persone. Bari ha un’università e un aeroporto internazionale. Taranto ha una tradizione marittima profonda. Portare convegni, workshop e momenti di formazione nelle due città vuol dire raggiungere pubblici che non salirebbero a Brindisi per cinque giorni.

Le obiezioni e le risposte

L’obiezione più forte è la dispersione. Un Salone diffuso rischia di perdere identità e di moltiplicare i costi. È un rischio reale ma si governa con regole semplici. Gli ormeggi, le barche in acqua e l’inaugurazione restano a Brindisi. Fuori vanno solo iniziative di contorno con una regia unica e un calendario condiviso e si può cominciare con una sola giornata di eventi sperimentali per verificarne l’effetto.

C’è poi la questione politica. Una Regione che investe nella nautica non può far passare il messaggio di un polo conteso. Il modo migliore per evitarlo è dare a ogni territorio un ruolo chiaro dentro un unico disegno. La logica è quella della rete: un centro forte e collegamenti che portano valore ai nodi vicini.

Cosa osservare nei prossimi giorni

Il calendario offre tre appuntamenti utili. Giovedì 22 ottobre l’inaugurazione a Brindisi. Venerdì 23 il Forum delle imprese nautiche del Mezzogiorno con i presidenti delle Regioni del Sud. Lunedì 26 il Tavolo istituzionale per la portualità turistica, che può dare indicazioni sul programma regionale per la nautica da diporto. Sarà quella la sede in cui capire se lo spazio per un Salone più largo esista davvero.

Per chi decide in imprese e istituzioni tra Bari e Brindisi la partita non è scegliere una città ma capire come usare la nautica per attrarre investimenti, competenze e turisti su tutta la costa. Un Salone più grande non toglie nulla a Brindisi. Può solo darle una vetrina più larga.

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