La politica regionale pugliese si trova ad affrontare il primo vero scoglio del nuovo corso. La notizia dell’indagine per concussione a carico di Graziamaria Starace, neo assessora al Turismo della Regione Puglia, impone una riflessione che va oltre la semplice cronaca giudiziaria.
Al centro del dibattito non c’è una sentenza, che spetta di diritto ai magistrati, ma l’impatto che una vicenda dalle tinte familiari e personali può avere sulla gestione della cosa pubblica. Il caso in esame ci costringe a ragionare su un confine sottile. Quanto le vicissitudini private di chi amministra possono riflettersi sull’immagine e sull’operatività di un intero settore strategico come quello turistico?
L’origine dell’inchiesta: concessioni balneari e questioni familiari
L’ipotesi di reato formulata dalla Procura di Foggia, in concorso con il sindaco di Vieste Giuseppe Nobiletti e un dirigente comunale, è grave: presunta concussione.
Secondo le prime indiscrezioni l’indagine scaturisce da una denuncia presentata dall’ex marito dell’assessora. L’uomo ipotizza che la revoca di una licenza per la gestione di uno stabilimento balneare a Vieste sia stata una ritorsione.
Il motivo scatenante, secondo l’accusa, risiederebbe nel mancato pagamento degli alimenti da parte dello stesso ex coniuge. Ad aggravare il quadro ci sarebbero alcune registrazioni audio, fornite da un ex assessore del Comune garganico, che sembrerebbero sostenere questa tesi.
Siamo di fronte a un intreccio complesso in cui i rancori familiari sembrano invadere il campo delle concessioni pubbliche. La giustizia farà il suo corso e accerterà i fatti. L’assessora ha chiarito di sentirsi vittima di una persecuzione familiare che si protrae da anni.
La questione centrale in questa sede, tuttavia, non è la colpevolezza penale. Il nodo è squisitamente politico: l’opportunità istituzionale.
Il dilemma politico: restare o dimettersi?
L’assessorato al Turismo rappresenta il motore economico della nostra regione. L’accusa mossa all’assessora Starace, riferita al periodo in cui ricopriva lo stesso ruolo a livello locale a Vieste, tocca esattamente il cuore delle sue attuali deleghe regionali: la gestione delle concessioni, il rapporto con gli operatori del settore, le licenze balneari.
Di fronte a uno scenario simile la politica si divide. Il dilemma è antico: dimettersi per tutelare l’ente o restare al proprio posto in attesa di un giudizio formale? Da un lato le dimissioni potrebbero apparire come un’ammissione di colpa, interrompendo un lavoro appena iniziato. Dall’altro la permanenza in giunta di una figura sotto indagine per questioni legate al suo stesso assessorato rischia di indebolire la credibilità delle istituzioni agli occhi degli imprenditori e dei cittadini.
Chi investe nel turismo pugliese ha bisogno di interfacciarsi con una struttura amministrativa serena e al riparo da ombre. La politica richiede lucidità e spesso scelte dolorose per preservare il bene comune.
Le reazioni: il silenzio scelto da Decaro e l’attacco dell’opposizione
Il presidente della Regione Antonio Decaro ha scelto la via della prudenza istituzionale. Di fronte al clamore mediatico il governatore ha dichiarato di non voler intervenire prima che le indagini facciano il loro corso. Decaro ha ribadito che un’ipotesi di reato non equivale a una condanna e ha evidenziato la natura intricata della vicenda. Il presidente ha però tracciato un confine netto affermando che per chi ricopre un incarico pubblico l’asticella da superare non è il casellario giudiziale ma la reputazione. L’attesa è rivolta alle valutazioni personali che l’assessore farà in merito al proprio ruolo, per poi assumere le decisioni necessarie.
Dall’opposizione si levano voci critiche. Il gruppo regionale di Fratelli d’Italia ha emesso un comunicato dai toni netti. Gli esponenti del partito rivendicano un atteggiamento garantista sulle indagini in corso e sulle vicende personali ma pongono un problema di metodo. La consigliera regionale e i suoi colleghi si interrogano sulla tranquillità con cui il presidente Decaro possa considerare idonea l’assessore a ricoprire un ruolo regionale speculare a quello per cui è indagata a livello locale.
Fratelli d’Italia sottolinea la propria inquietudine per il silenzio operativo del governatore, chiedendo chiarezza sulle ripercussioni per il turismo pugliese. Il futuro della giunta regionale nei prossimi giorni dipenderà dalla capacità di sciogliere questo nodo tra garantismo giuridico e opportunità politica.

