Non soltanto grandi rossi. La Puglia del vino riscopre la forza delle sue uve bianche autoctone e conquista un riconoscimento che porta direttamente a Ostuni e alla Valle d’Itria. Icona d’Itria – Francavidda 2024, etichetta della cantina Amalberga, marchio di Vallegna Società Agricola, è stata inserita nella selezione Vini Rari 2027 di Gambero Rosso, dedicata a cinquanta vini italiani legati a produzioni particolari e varietà da riscoprire.

Secondo quanto comunicato dall’azienda, è l’unico vino pugliese presente nella selezione.

Da Ostuni la riscoperta del Francavidda

Al centro del riconoscimento c’è il Francavidda, antico vitigno pugliese a bacca bianca la cui presenza è storicamente legata alla provincia di Brindisi e in particolare alle aree di Francavilla Fontana e Ostuni.

Una varietà oggi poco diffusa, anche a causa della sua sensibilità ad alcune avversità, ma profondamente intrecciata alla tradizione vitivinicola di questo lembo di Puglia.

Icona d’Itria nasce da Francavidda in purezza, coltivato a Ostuni a circa 300 metri sul livello del mare. Secondo la scheda tecnica dell’azienda, le vigne hanno circa 60 anni e le uve vengono raccolte manualmente nella prima metà di settembre.

Un vino che diventa così anche racconto di biodiversità e recupero di un patrimonio enologico che rischiava di rimanere ai margini delle produzioni più conosciute.

«La Puglia può dire la sua anche sui grandi bianchi»

Per Amalberga, l’ingresso nella selezione nazionale assume un significato che va oltre il riconoscimento alla singola bottiglia.

«La Puglia non ha nulla da dire soltanto sui grandi rossi. Ha vitigni bianchi antichi, identità, territorio, storie ancora da raccontare. Ha uve che per troppo tempo sono rimaste ai margini e che oggi possono sedersi allo stesso tavolo dei grandi vini italiani», sottolinea l’azienda.

Una storia che parte proprio dal territorio ostunese: «Francavidda è una di queste storie. Una storia profondamente pugliese, nata qui, a Ostuni tra la nostra terra e la Valle d’Itria, e oggi riconosciuta tra i vini rari d’Italia».

Un patrimonio enologico pugliese da riscoprire

Il riconoscimento offre quindi l’occasione per accendere nuovamente i riflettori sulla biodiversità vitivinicola della regione. Il Francavidda è ammesso in diverse denominazioni pugliesi ed è storicamente legato anche alla produzione dell’Ostuni Bianco, insieme ad altri vitigni tradizionali del territorio.

Una Puglia enologica che, accanto a Negroamaro, Primitivo e agli altri grandi rossi che ne hanno costruito la notorietà, custodisce dunque un mosaico meno conosciuto di uve bianche autoctone. Ed è proprio qui che il risultato ottenuto da Icona d’Itria assume una dimensione territoriale: non soltanto il riconoscimento a un vino, ma una nuova vetrina per un vitigno antico e per quella parte della Puglia che continua a recuperare varietà, identità e storie rimaste a lungo fuori dai grandi riflettori.

«Quando una terra che tutti pensavano di conoscere riesce ancora a sorprendere», conclude Amalberga, «il meglio, forse, deve ancora essere raccontato».

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By Flavio Cellie

Giornalista, scrive di cultura, libri e turismo.

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