Un piccolo cinema nato dal sogno di un gruppo di adolescenti diventa protagonista della Mostra del Cinema di Venezia. È la storia raccontata in Waiting For Ken Loach, il documentario diretto da Simone Amendola che sarà presentato in anteprima nella sezione Confronti delle Giornate degli Autori.

Il film racconta la vicenda del Piccolo Cinema Ken Loach di Mesagne, in provincia di Brindisi: l’unica sala cinematografica in Italia gestita interamente da ragazze e ragazzi tra gli 11 e i 18 anni. L’annuncio della selezione veneziana è arrivato durante il Messapica Film Festival, davanti a un pubblico di giovanissimi soci del cinema che non ne sapevano nulla.

Una storia nata da un video-messaggio

Tutto comincia nell’aprile del 2024, quando la comunità di Mesagne si riunisce per registrare un video-invito rivolto al grande regista britannico Ken Loach. Sullo sfondo, una lunga tavolata e una scritta che richiama The Old Oak, l’ultima opera del cineasta: un messaggio di unione attorno al cibo condiviso. Quel video segna l’inaugurazione ufficiale del Piccolo Cinema Ken Loach.

Il progetto affonda le radici nel percorso di educazione all’audiovisivo che la società di produzione Blue Desk porta avanti da anni nelle scuole italiane. A ideare l’iniziativa sono Floriana Pinto e Simone Amendola, legati da oltre vent’anni a un filo diretto con Ken Loach: prima con un backstage sul set del film Ticket, poi con il documentario Quando combattono gli elefanti, in cui il regista offre una testimonianza diretta, fino al Messapica Film Festival, di cui Loach fa parte del Comitato d’Onore.

Il piccolo cinema nasce così come un progetto pilota ispirato al cinema civile e sociale del maestro inglese: uno spazio pensato per le nuove generazioni, dove portare avanti battaglie che riguardano la comunità e la socialità. Un luogo gratuito e inclusivo, aperto a grandi e piccoli, dove proiettare cinema d’autore e poi fermarsi a discuterne insieme, recuperando un modo di stare in sala che negli ultimi decenni si è progressivamente perso.

A rendere possibile la nascita del cinema sono stati il Comune di Mesagne, che ha messo a disposizione gli spazi, il Ministero della Cultura e il Ministero dell’Istruzione e del Merito attraverso il Piano Nazionale Cinema e Immagini per la Scuola, e la Regione Puglia, che con il Progetto Welfare Culturale ha sostenuto il secondo anno di attività.

Il film: una favola con un incantesimo da spezzare

L’eco suscitata dal Piccolo Cinema Ken Loach – rimbalzata dai quotidiani nazionali fino alla trasmissione In altre parole di Massimo Gramellini su La7 – ha spinto Simone Amendola a raccontare questa esperienza dall’interno, andando oltre la cronaca per mostrarne le radici più profonde.

I protagonisti del documentario sono ragazze e ragazzi che vivono in una città priva di una sala cinematografica da oltre trent’anni. Il loro percorso comincia con lezioni di cinema a scuola, prosegue con la realizzazione di un cortometraggio in cui immaginano di aprire una sala tutta loro e culmina nell’apertura reale del cinema. Una storia che meriterebbe di essere raccontata già solo per questo, ma che acquista un significato ulteriore per il luogo in cui accade: un territorio segnato, in un passato non troppo lontano – con strascichi ancora percepibili nei primi anni Duemila – dalla presenza della Sacra Corona Unita, la criminalità organizzata pugliese.

Quel periodo, l’insegnante Floriana Pinto – colei che ha introdotto i ragazzi al linguaggio del cinema – lo ha vissuto in prima persona, nella propria adolescenza segnata dalle privazioni di un contesto sociale e culturale difficile. Prima ha custodito i propri sogni, sopravvivendo a quel “deserto”; poi ha trovato la forza di andare via, per riprendersi ciò che le era stato negato; infine è tornata, determinata a offrire alle nuove generazioni le possibilità che a lei erano mancate.

Waiting For Ken Loach è dunque anche il racconto di un’eredità che si trasmette: dalle ferite di un territorio alla costruzione, da parte degli adolescenti di oggi, di uno spazio libero e condiviso.

La produzione

Il documentario è prodotto da Blue Desk con il sostegno della Regione Puglia attraverso il Welfare Culturale, in coproduzione con Apollo Film, con la collaborazione del Piano Nazionale Cinema e Immagini per la Scuola e di Serman Studio. Il film è il risultato di due anni di lavoro, condotti in parallelo ai primi due anni di vita del Piccolo Cinema Ken Loach.

Chi è Simone Amendola

Simone Amendola è cineasta e drammaturgo. Si fa conoscere con il documentario Alisya nel paese delle meraviglie, Premio Ilaria Alpi 2010. Nel 2011, insieme all’artista iracheno Ali Assaf, realizza l’opera di videoarte Narciso, presentata alla Biennale Arte di Venezia. Nel 2014 viene premiato al Premio Solinas per la sceneggiatura della serie comica I-Maya e nel 2016 porta nella sezione MigrArti della Mostra del Cinema di Venezia il corto documentario Zaza, Kurd.

Nel 2019 il suo lungometraggio Nessun nome nei titoli di coda viene presentato alla Festa del Cinema di Roma, per poi arrivare in sala e su Prime Video. Nel 2020 cinque suoi testi teatrali – tra cui il pluripremiato L’uomo nel diluvio – vengono raccolti in un volume da Editoria & Spettacolo. Amendola tiene inoltre un laboratorio al DAMS dell’Università Link e continua a realizzare progetti di cinema nelle scuole e in contesti di disagio sociale.


Con la sua presenza alle Giornate degli Autori, Waiting For Ken Loach porta sul grande schermo internazionale una storia pugliese fatta di comunità, cinema e riscatto: la dimostrazione che, come recita il messaggio rivolto due anni fa al regista britannico, “se mangiamo insieme, restiamo uniti” – e, forse, se ci si siede insieme in una sala buia, si può ricominciare a immaginare un futuro diverso.

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