Ci sono progetti che, prima ancora di essere completati, dicono già qualcosa di importante. Il Museo Casa Arbore, a Foggia, è uno di questi: un cantiere aperto, una collezione ancora da allestire, un percorso di partecipazione che partirà solo a settembre. Eppure, già nella fase dell’annuncio, questo progetto racconta una verità che vale per qualsiasi territorio, non solo per la Capitanata: le città che crescono culturalmente sono quelle che sanno costruire spazi, prima ancora di sapere esattamente cosa ci accadrà dentro.

Un nome nazionale, un’occasione territoriale

Renzo Arbore è, con ogni evidenza, un nome che va ben oltre i confini pugliesi: conduttore, musicista, autore televisivo, protagonista di decenni di cultura popolare italiana. La sua decisione di donare alla città di Foggia la propria collezione – oggetti, memorabilia, radio d’epoca, materiali legati a una carriera che ha attraversato musica e televisione – potrebbe restare, semplicemente, un gesto di affetto verso la città natale. Invece diventa qualcosa di più strutturale: l’occasione per creare, in un edificio scolastico completamente ristrutturato, un contenitore culturale nuovo per l’intera comunità.

È qui che il valore del progetto si sposta dal singolo nome alla collettività. Un museo dedicato a una figura di fama nazionale può facilmente restare un luogo di celebrazione, una tappa per pochi appassionati ma quando viene concepito – come dichiarato dai promotori – come “un nuovo spazio della cultura dinamico, inclusivo e partecipato, capace di rispondere alle esigenze del territorio e di diventare un laboratorio permanente di cultura, musica e aggregazione”, allora cambia natura: da omaggio a un protagonista del passato diventa piattaforma per i protagonisti futuri.

Lo spazio prima del contenuto

Uno degli aspetti più interessanti di Casa Arbore è la sequenza con cui il progetto sta prendendo forma. Prima è arrivata la visita ufficiale agli spazi, ancora spogli. Poi partirà l’allestimento della collezione. E solo a settembre comincerà il vero percorso di partecipazione, quello che coinvolgerà le associazioni culturali della città insieme all’amministrazione comunale, per definire destinazione, gestione e caratterizzazione degli ambienti – pensati, esplicitamente, soprattutto per i giovani.

È una scelta che vale la pena notare, perché ribalta un approccio molto comune: quello di progettare uno spazio culturale a partire da un contenuto già definito, chiuso, immutabile. Casa Arbore fa l’opposto: costruisce prima il contenitore – solido, funzionale, ristrutturato – e poi lascia che sia il territorio, nel tempo, a riempirlo di senso. Una biblioteca di partiture può convivere con un laboratorio di podcasting. Un archivio di radio d’epoca può diventare lo spunto per un corso di storia dei media rivolto agli studenti dell’Accademia di Belle Arti o del Conservatorio. Le stesse istituzioni coinvolte nella presentazione – Università di Foggia, Accademia di Belle Arti, Conservatorio “Umberto Giordano”, Soprintendenza – non sono semplici ospiti d’onore di un’inaugurazione, ma i nodi di una rete che lo spazio, una volta aperto, potrà attivare stabilmente.

Perché i territori hanno bisogno di questi luoghi

Le città che restano culturalmente vive nel tempo non sono necessariamente quelle con il patrimonio più ricco o il nome più celebre da esibire. Sono, più spesso, quelle che possiedono luoghi fisici in cui le energie creative di un territorio possono incontrarsi, sperimentare, sbagliare e ricominciare. Uno spazio pubblico dedicato alla cultura non è solo un contenitore di memoria: è un’infrastruttura di possibilità. Determina se un gruppo di giovani musicisti avrà un posto dove esibirsi, se un collettivo di studenti potrà allestire una mostra, se un’associazione potrà organizzare un ciclo di incontri senza dover cercare ogni volta una sala in affitto.

In questo senso, la scelta di Regione Puglia, Poli Biblio-Museali di Puglia e Puglia Culture – promotori del progetto insieme a Provincia e Comune di Foggia, con un intervento finanziato attraverso il Fondo di Rotazione POC 2021-2027 – di investire risorse pubbliche in un contenitore polifunzionale, e non soltanto in un museo statico, ha un valore che va oltre la singola operazione. Significa riconoscere che la cultura di un territorio non si esaurisce nella celebrazione di chi ce l’ha fatta altrove, ma si alimenta soprattutto dando strumenti a chi, in quel territorio, sta ancora cercando la propria strada.

Un laboratorio, non un monumento

C’è una differenza sostanziale tra un monumento e un laboratorio. Il primo celebra ciò che è già accaduto; il secondo rende possibile ciò che deve ancora accadere. Casa Arbore, nelle intenzioni dichiarate dai suoi promotori, punta decisamente sulla seconda strada: non un mausoleo dedicato a una carriera già scritta, ma un luogo aperto, capace di ospitare musica dal vivo, iniziative culturali, attività pensate per le nuove generazioni.

Lo stesso Arbore, presentando il progetto, ha parlato del legame profondo con la sua città: gli anni della Taverna del Gufo, la presenza americana nel secondo dopoguerra, le origini delle sue passioni musicali – elementi che racconterà anche in una biografia televisiva a cui sta lavorando. È un dettaglio che rafforza il senso dell’operazione: Foggia non è, per Arbore, solo il luogo di nascita da citare nelle biografie, ma il contesto che ha reso possibile tutto il resto. Restituire alla città uno spazio fisico, utilizzabile e condiviso, è un modo per continuare quella storia invece di limitarsi a raccontarla.

Le dichiarazioni

“Sono molto felice di essere nella mia città e di restarci a lungo con questa mia bellissima nuova casa che Regione Puglia, Poli Biblio – Museali di Puglia, Puglia Culture, Provincia e Comune di Foggia, mi hanno voluto regalare – ha dichiarato Renzo Arbore – Una casa aperta a tutti gli amici, i vecchi amici, i giovani e i giovanissimi che mi conoscono meno ma sono sicuro che potranno divertirsi nello scoprire le tante mie curiose collezioni e approfittare per sentirsi meno soli, sfogare la loro creatività e fare musica, attività per me importantissima. A Casa Arbore ci sarà tantissima musica! Oltre a tutta la mia produzione e i miei concerti ci saranno anche i miei lavori televisivi e cinematografici.  E tutto sarà predisposto per ospitare eventi e gratificare questa bellissima città”.

“Casa Arbore è molto più di un museo.  È un luogo della città e per la città. È un luogo che custodirà e valorizzerà la collezione che il Maestro Renzo Arbore, che ringrazio a nome di tutti i cittadini pugliesi, ha deciso di donare alla nostra regione per costruire insieme una nuova casa dell’arte e della cultura aperta a tutti e soprattutto ai più giovani – il commento di Antonio Decaro, presidente della Regione Puglia -. Abbiamo immaginato, insieme ai tanti soggetti coinvolti, uno spazio dedicato alla produzione culturale, alla musica, all’arte e allo spettacolo dal vivo che a pieno regime sarà parte integrante della strategia culturale della nostra regione. Questo sarà un luogo identitario che ha l’ambizione di costruire il futuro di una nuova comunità artistica e culturale, partendo dalla storia e dalla straordinaria produzione artistica del maestro Arbore che oggi sceglie di tornare a casa offrendo la sua memoria a chi saprà farne nuova esperienza“.

Una lezione replicabile

Il caso di Casa Arbore, pur partendo da una figura di risonanza nazionale, offre una lezione che qualunque territorio – pugliese e non – può fare propria: gli spazi culturali non vanno pensati come destinazioni finali ma come infrastrutture abilitanti. Non serve necessariamente un nome celebre per giustificarne la nascita; serve la volontà, istituzionale e comunitaria, di offrire un luogo dove le idee possano trovare una casa fisica prima ancora di sapere esattamente che forma prenderanno.

Foggia, con Casa Arbore, ha oggi l’occasione di trasformare il prestigio di un nome noto in un’infrastruttura permanente per la creatività del territorio. Se il percorso partecipativo previsto per settembre saprà davvero coinvolgere associazioni, scuole e cittadini nella definizione degli usi dello spazio, il museo dedicato a Renzo Arbore potrà diventare qualcosa di più della somma dei suoi oggetti esposti: potrà diventare il luogo dove le prossime storie della città – non ancora scritte – troveranno lo spazio per cominciare.

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